giovedì 29 ottobre 2009
COME MUORE UNA CITTA'
Questi sono i passi più interessanti di un articolo pubblicato sul Corriere della Sera di ieri l'altro, il 28 ottobre a firma di Raffaele Palumbo.
E io mi chiedo:
PERCHE' LASCIARE CHE SUCCEDA QUESTO?!?
<<Così sta morendo il centro dell'Aquila
Non sono iniziate né le demolizioni né le ristrutturazioni. E ora il maltempo può peggiorare ancora le cose
L'AQUILA - L'anima della città. Con queste parole gli aquilani si riferiscono al centro storico, in pratica alla città dell'Aquila periferie escluse. Ma da quasi sette mesi il centro si chiama "zona rossa", nessuno può metterci piede e ad entrare sono solo i Vigili del fuoco e le ditte che si occupano di puntellare gli edifici danneggiati e di completare i traslochi delle abitazioni rimaste in piedi. Eppure, sette mesi dopo, il centro dell'Aquila non è troppo diverso da come si presentava dopo il sisma. Le macerie sono presenti in maniera stupefacente, insieme a calcinacci, polvere, spazzatura e insieme a quei brandelli di vite distrutte che avevamo visto a poche ore dal sisma. Gli oggetti personali, le foto, gli indumenti, le bambole, i monitor dei computer, mescolati a pezzi di intonaco, mattoni, cornicioni venuti giù.
NESSUNA DEMOLIZIONE O RESTAURO - Nel centro storico dell'Aquila non è partito il programma di demolizione degli edifici ormai irrecuperabili. Non è partito il restauro degli edifici privati, di quelli pubblici, nè di quelli di interesse artistico ed architettonico. E sono tanti. In molte zone le strade sono state ripulite e le macerie ammassate al centro di una piazza o all'angolo di una strada. La Regione Abruzzo ha dato disposizione per ampliare i siti dove potranno essere conferiti i resti degli edifici terremotati, ma per il momento l'operazione non è ancora partita. Il primo problema della "zona rossa" è proprio questo: togliere le macerie. I Vigili del fuoco lavorano senza sosta per cercare di proteggere tutti quegli edifici di straordinaria bellezza - le chiese, le cattedrali, i palazzi storici - dall'inevitabile. Dopo un primo assaggio amaro di autunno e un paio di settimane quasi estive, all'Aquila sta per arrivare il freddo, la pioggia, l'inverno. «LA CITTA' STA MORENDO» - «Fin ora la priorità - giustissima - è stata quella di dare un tetto a chi lo aveva perso», racconta Marina Marinucci, giornalista della redazionale aquilana de "Il Centro". «Ma nel frattempo - dice - la città sta morendo, non è iniziato nessun lavoro di recupero e di restauro, e tra poco sarà troppo tardi». Il centro è praticamente ovunque puntellato. Cornici di legno a tenere le finestra, grandi cinghie a cingere un loggiato, tubi innocenti ovunque, e poi tiranti, perni d'acciaio applicati alle facciate, altro legno per fare da contrafforte ad un costone che sembra reggersi per miracolo. La città sembra, in alcune zone, come bombardata. Non è solo un problema del centro storico, ci sono le periferie, c'è Santa Barbara, Pettino, San Giuliano. Eppure, da quando i riflettori sulla "zona rossa" si sono spenti, tra gli aquilani serpeggia un pensiero terrificante. La città dell'Aquila, così come l'hanno conosciuta, abitata, amata e vissuta, non esisterà più, non potrà più risorgere. I problemi abitativi sono stati parzialmente risolti, mentre quattromila persone restano nelle tende ed altre migliaia aspettano una casa stando in un albergo sulla costa. «Ma qui, all'Aquila - dice la Marinucci - non c'è più una chiesa intera, e tutti i palazzi delle istituzioni, dalla Prefettura al Comune alla Provincia, sono fortemente danneggiati e la pioggia e il maltempo arriveranno presto a finire il lavoro. E poi ci sono ancora palazzi interi da puntellare. Tornerà mai a vivere tutto questo?».
I CORSI UNIVERSITARI NON SI FERMANO - Anna Tellini insegna Letteratura russa alla facoltà di Lettere e filosofia. Insegna, non insegnava. Anche se la facoltà è crollata interamente, come quella di ingegneria. «Dopo il terremoto le lezioni le abbiamo terminate sotto una tenda, al Polo di Coppito, dove c'è la facoltà di scienze. Poi gli esami estivi si sono svolti all'aperto, sul prato. E poi dal 19 ottobre abbiamo ripreso le lezioni a Bazzano, in un capannone industriale. Il secondo semestre invece lo facciamo nel carcere minorile. Al prossimo anno accademico non voglio nemmeno pensare». Si stima che i danni riportati dall'Ateneo dell'Aquila si aggirino tra i 150 e i 180 milioni di euro. Il calo degli iscritti è stato - prevedibilmente - vistosissimo. I fuori sede non sanno più dove stare, molti studenti hanno difficoltà ad andare avanti. «Molti di loro hanno crisi di panico, non è facile lavorare. Però noi restiamo - dice Anna Tellini - per non condannare questa città a morte certa. Resistiamo per mantenere viva l'anima della città». L'anima della città. Tutti usano questa espressione. L'anima si chiama Collemaggio, si chiama Santa Maria Paganica, sventrata e scoperchiata - bellissima anche nella sua devastazione - che non può essere coperta e protetta perchè ogni protezione volerebbe via. Si chiama Santa Maria degli Angeli, con la cupola di Raffaello, orrendamente sventrata e mirabilmente protetta. Si chiama Palazzo Ardinghelli, palazzo dei Nobili, di recente ristrutturazione, palazzo Margherita, la sede del Comune, palazzo Quinzi, che la Provincia, dopo averlo rimesso a nuovo aveva dato al liceo classico. Tutto distrutto. Gusci vuoti, come il rettorato, o come il Duomo, all'apparenza, nella facciata, salvo, ma imploso dentro e a cielo aperto.
PIAZZA DUOMO - Il giro nella "zona rossa" popolata solo da uomini con la divisa dei pompieri, continua. Siamo in piazza del Duomo, la piazza del mercato, quella dove i contadini dei dintorni portavano tutte le mattine quanto di buono produce questa terra. Sembra un ricordo lontanissimo. Ma soprattutto, ora, sembra un'utopia. Anna Cerasoli è una scrittrice che ha appena preso parte ad un festival letterario [...]. Mentre Anna Cerasoli parla, inizia a piovere e lei scuote la testa. Con la mano indica delle macerie da cui spuntano dei cespugli. «Sono passati sette mesi e siamo ancora in queste condizioni, la pioggia intride le macerie, le case pericolanti, le chiese, tutto marcirà. Sembra impossibile pensare al fatto che l'Aquila diventerà una new town e di tutto questo non rimarrà niente». Il racconto della Cerasoli viene interrotto dalla professoressa di letteratura russa. Anna Tellini, mentre camminiamo nelle strade più strette del centro dice: "io abitavo qua". Vuole farci vedere solo l'androne, ma i Vigili del fuoco che ci accompagnano dicono che non è sicuro, che non si può. Il tira e molla va avanti per alcuni minuti, ma dentro, non si può entrare. Tutto sembra sul punto di crollare da un momento all'altro.
[...]
Raffaele Palumbo
28 ottobre 2009>>
Io non sono mai stata all'Aquila, ma un giorno voglio andarci.
L'Aquila non deve morire, perchè il centro storico di una città è la sua anima.
giovedì 15 ottobre 2009
I TECNICI DEL COMUNE
Le avventure di Arthur Dent sono surreali... ma fino a un certo punto, come ben sa chi ha la (s)ventura di frequentare con assiduità le Commissioni Edilizia, gli Sportelli Unici dell'Edilizia, gli Uffici Urbanistici e il Catasto...
- Ma signor Dent, e’ da nove mesi che i piani del progetto sono disponibili al pubblico, nel locale ufficio Viabilita’ e Traffico.
- Oh, si’, si’! Be’, appena ho saputo la cosa sono corso a vederli, ieri pomeriggio. Non e’ che vi siate sforzati molto di richiamare l’attenzione su quel progetto, vero? Vi siete ben guardati dal parlarne con chicchessia.
- Ma i piani erano ben visibili al pubblico...- Visibili?! Sono dovuto andare nello scantinato per vederli!
- Ma e' quello l'ufficio di consultazione per il pubblico!
- E si deve consultare con la torcia elettrica?
- Oh gia', si vede che le lampade si erano fulminate!
- Ma non mancava solo la luce. Mancava anche la scala!
- Insomma, avete trovato i piani?
- Si' - disse Arthur - si'. Erano in fondo a un casellario chiuso a chiave che si trovava in un gabinetto inservibile sulla cui porta era stato affisso il cartello 'Attenti al leopardo'.
sabato 13 giugno 2009
IL QUADRATO MAGICO
In concreto è un oggetto in apparenza banale: un piccolo blocco di marmo bianco dell'alteza di circa 20-30 cm con incise cinque parole, disposte l’una sull’altra in forma appunto quadrata, scritte in lettere piccole e decisamente aggraziate:
A R E P O
T E N E T
O P E R A
R O T A S
Questa scritta in apparenza così semplice e corta, a un esame più approfondito si rivela decisamente curiosa: innanzitutto è palindroma, e cioè leggibile compiutamente in ogni possibile direzione, orizzontale e verticale, da destra a sinistra o viceversa. Poi la traduzione è assai misteriosa, e tutt’ora oggetto di dibattito degli studiosi che le hanno via via attribuito i significati più disparati.
Il più antico esemplare completo finora scoperto (anche se con le parole disposte al contrario e cioèsecondo la sequenza: ROTAS OPERA TENET AREPO SATOR) è graffito su una colonna della Palestra di Pompei, ed è quindi più antica del 79 d.C., quando la città fu completamente sepolta dal Vesuvio.
All’atto della scoperta, gli archeologi pensarono a un semplice gioco di parole, una curiosità enigmistica senza troppi significati segreti. Eppure… guardando un po’ meglio, si notano subito i due “tenet” disposti a forma di croce, che fanno da “guida” per le successive scoperte. Anagrammando infatti il quadrato e disponendo le lettere a forma di croce si ottiene un bel risultato, questo:
A
P
A
T
E
R
A PATERNOSTER O
O
S
T
E
R
O
“Pater noster”, Padre nostro, in latino, racchiuso tra due serie di “A” e di “O”, leggibili come la trascrizione latina dell’alfa e dell’omega greche, che nell’Apocalisse simboleggiano il principio e la fine, la nascita e la morte. Dio, perciò, il “padre nostro” farebbe da tramite tra l’inizio e la fine del tutto.
Un messaggio cristiano, dunque. Un messaggio nascosto, perché nei primi secoli dell’impero romano i cristiani furono più volte perseguitati. Un messaggio che, anche quando il Cristianesimo divenne religione di stato, non perdette mai il suo fascino: il quadrato fu infatti considerato così perfetto da diventare quasi divino, e perciò degno di essere scritto o incastonato sui muri o sui pavimenti di alcune chiese e cappelle. Ma fu anche investito di un significato “magico” nel senso più pieno del termine, al punto da essere considerato un talismano, come si apprende leggendo diversi trattati e ricettari medici: scritto su pergamena o su medaglioni e portato addosso oppure inciso su una crosta di pane e mangiato era un rimedio contro il malocchio, l’idrofobia o il morso di cani affetti da rabbia, mentre letto o pronunciato diventava una formula magica, uno scongiuro o una preghiera, come ad esempio si legge in un manoscritto proveniente da un monastero dove compare la formula “Tetragramatum. Alleluia Sator arepo tenet opera rotas”.
E forse chissà, anche il quadrato di Siena fu posto in quel punto proprio come un promemoria, una sorta di “scongiuro su pietra” destinato al passante che, leggendo la scritta, sarebbe stato protetto. La scritta, però, probabilmente fu incisa prima di essere messa nella sua sistemazione attuale, e forse proviene da un edificio più antico e venne riusata. Guardando bene il quadrato, infatti, si nota che non è inciso al centro del blocco, ma molto vicino al bordo superiore, al punto che la “o” di Sator è leggermente tagliata. La sua posizione nel muro, però, sicuramente non è casuale, perché si trova a circa due metri di altezza, non capovolta e perfettamente visibile.
martedì 19 maggio 2009
ALESSANDRA MARINO.- La nuova Soprintendente di Bologna
“BOLOGNA - Alessandra Marino è la nuova soprintendente
La nomina Alessandra Marino è la nuova soprintendente ai Beni Architettonici e del Paesaggio di Bologna (e Modena e Reggio Emilia): giovane architetto, romana di nascita, fiorentina d´adozione, è stata funzionaria della Direzione regionale dei beni culturali e paesaggistici della Toscana fino a che il concorso per dirigenti indetto dal Ministero, superato con un ottimo risultato, le ha aperto la strada per Bologna. Viene a sostituire Sabina Ferrari nel ruolo che l´ex soprintendente ha ricoperto dal 2002, dividendosi tra le sedi di Verona e di Bologna e ritrovandosi al centro di innumerevoli polemiche: dalle autorizzazioni rilasciate per modificare l´ex Sala Borsa ad uso dei privati all´infinita querelle sui dehors, dalle schermaglie con il sindaco Cofferati sul regolamento d´uso di piazza Maggiore agli esposti contro i cantieri del Civis. Alessandra Marino è stata a lungo stretta collaboratrice del direttore regionale per i beni culturali della Toscana Mario Lolli Ghetti, secondo il quale «per Bologna scelta più felice il Ministero non poteva fare». Schiva e riservata, così la descrivono, esperta di restauro, la Marino è docente del Laboratorio di restauro architettonico della facoltà di architettura di Ferrara. E si è già insediata a Palazzo Dall´Armi Marescalchi".
Ad Alessandra Marino i miei migliori auguri: ora Bologna è in ottime mani. Ho avuto la fortuna di averla come relatrice di tesi ed è veramente una persona straordinaria, che mi ha insegnato moltissimo.
In bocca al lupo prof.!
lunedì 18 maggio 2009
Domani: la consegna del timbro
sabato 16 maggio 2009
La finestra sbagliata (Siena, via Duprè)
Le finte finestre sono la mia vera, grande passione :-)Questa che vi presento, la prima di una lunga serie, viene da Siena, si trova sulla facciata laterale di un palazzo su Via Duprè ed molto rara perché ha un grossolano (e curioso) errore di prospettiva.
Il tipo di finestra è raro, è un infisso a 4 sportelli, a Siena ne sopravvivono solo una decina, e questo è in assoluto il meglio conservato: probabilmente risale al Settecento.
Guardate lo sportello aperto: il telaio della finestra è raddoppiato, così che lo sportello –piuttosto curiosamente- sembra sia aperto che chiuso contemporaneamente. Anche la piombatura dei vetri è dritta e non in prospettiva, che sicuramente chi dipinse questo trompe l’oeil -probabilmente un semplice imbianchino- non conosceva.

