In concreto è un oggetto in apparenza banale: un piccolo blocco di marmo bianco dell'alteza di circa 20-30 cm con incise cinque parole, disposte l’una sull’altra in forma appunto quadrata, scritte in lettere piccole e decisamente aggraziate:
S A T O R
A R E P O
T E N E T
O P E R A
R O T A S
Questa scritta in apparenza così semplice e corta, a un esame più approfondito si rivela decisamente curiosa: innanzitutto è palindroma, e cioè leggibile compiutamente in ogni possibile direzione, orizzontale e verticale, da destra a sinistra o viceversa. Poi la traduzione è assai misteriosa, e tutt’ora oggetto di dibattito degli studiosi che le hanno via via attribuito i significati più disparati.
Il più antico esemplare completo finora scoperto (anche se con le parole disposte al contrario e cioèsecondo la sequenza: ROTAS OPERA TENET AREPO SATOR) è graffito su una colonna della Palestra di Pompei, ed è quindi più antica del 79 d.C., quando la città fu completamente sepolta dal Vesuvio.
All’atto della scoperta, gli archeologi pensarono a un semplice gioco di parole, una curiosità enigmistica senza troppi significati segreti. Eppure… guardando un po’ meglio, si notano subito i due “tenet” disposti a forma di croce, che fanno da “guida” per le successive scoperte. Anagrammando infatti il quadrato e disponendo le lettere a forma di croce si ottiene un bel risultato, questo:
A
P
A
T
E
R
A PATERNOSTER O
O
S
T
E
R
O
“Pater noster”, Padre nostro, in latino, racchiuso tra due serie di “A” e di “O”, leggibili come la trascrizione latina dell’alfa e dell’omega greche, che nell’Apocalisse simboleggiano il principio e la fine, la nascita e la morte. Dio, perciò, il “padre nostro” farebbe da tramite tra l’inizio e la fine del tutto.
Un messaggio cristiano, dunque. Un messaggio nascosto, perché nei primi secoli dell’impero romano i cristiani furono più volte perseguitati. Un messaggio che, anche quando il Cristianesimo divenne religione di stato, non perdette mai il suo fascino: il quadrato fu infatti considerato così perfetto da diventare quasi divino, e perciò degno di essere scritto o incastonato sui muri o sui pavimenti di alcune chiese e cappelle. Ma fu anche investito di un significato “magico” nel senso più pieno del termine, al punto da essere considerato un talismano, come si apprende leggendo diversi trattati e ricettari medici: scritto su pergamena o su medaglioni e portato addosso oppure inciso su una crosta di pane e mangiato era un rimedio contro il malocchio, l’idrofobia o il morso di cani affetti da rabbia, mentre letto o pronunciato diventava una formula magica, uno scongiuro o una preghiera, come ad esempio si legge in un manoscritto proveniente da un monastero dove compare la formula “Tetragramatum. Alleluia Sator arepo tenet opera rotas”.
E forse chissà, anche il quadrato di Siena fu posto in quel punto proprio come un promemoria, una sorta di “scongiuro su pietra” destinato al passante che, leggendo la scritta, sarebbe stato protetto. La scritta, però, probabilmente fu incisa prima di essere messa nella sua sistemazione attuale, e forse proviene da un edificio più antico e venne riusata. Guardando bene il quadrato, infatti, si nota che non è inciso al centro del blocco, ma molto vicino al bordo superiore, al punto che la “o” di Sator è leggermente tagliata. La sua posizione nel muro, però, sicuramente non è casuale, perché si trova a circa due metri di altezza, non capovolta e perfettamente visibile.
A R E P O
T E N E T
O P E R A
R O T A S
Questa scritta in apparenza così semplice e corta, a un esame più approfondito si rivela decisamente curiosa: innanzitutto è palindroma, e cioè leggibile compiutamente in ogni possibile direzione, orizzontale e verticale, da destra a sinistra o viceversa. Poi la traduzione è assai misteriosa, e tutt’ora oggetto di dibattito degli studiosi che le hanno via via attribuito i significati più disparati.
Il più antico esemplare completo finora scoperto (anche se con le parole disposte al contrario e cioèsecondo la sequenza: ROTAS OPERA TENET AREPO SATOR) è graffito su una colonna della Palestra di Pompei, ed è quindi più antica del 79 d.C., quando la città fu completamente sepolta dal Vesuvio.
All’atto della scoperta, gli archeologi pensarono a un semplice gioco di parole, una curiosità enigmistica senza troppi significati segreti. Eppure… guardando un po’ meglio, si notano subito i due “tenet” disposti a forma di croce, che fanno da “guida” per le successive scoperte. Anagrammando infatti il quadrato e disponendo le lettere a forma di croce si ottiene un bel risultato, questo:
A
P
A
T
E
R
A PATERNOSTER O
O
S
T
E
R
O
“Pater noster”, Padre nostro, in latino, racchiuso tra due serie di “A” e di “O”, leggibili come la trascrizione latina dell’alfa e dell’omega greche, che nell’Apocalisse simboleggiano il principio e la fine, la nascita e la morte. Dio, perciò, il “padre nostro” farebbe da tramite tra l’inizio e la fine del tutto.
Un messaggio cristiano, dunque. Un messaggio nascosto, perché nei primi secoli dell’impero romano i cristiani furono più volte perseguitati. Un messaggio che, anche quando il Cristianesimo divenne religione di stato, non perdette mai il suo fascino: il quadrato fu infatti considerato così perfetto da diventare quasi divino, e perciò degno di essere scritto o incastonato sui muri o sui pavimenti di alcune chiese e cappelle. Ma fu anche investito di un significato “magico” nel senso più pieno del termine, al punto da essere considerato un talismano, come si apprende leggendo diversi trattati e ricettari medici: scritto su pergamena o su medaglioni e portato addosso oppure inciso su una crosta di pane e mangiato era un rimedio contro il malocchio, l’idrofobia o il morso di cani affetti da rabbia, mentre letto o pronunciato diventava una formula magica, uno scongiuro o una preghiera, come ad esempio si legge in un manoscritto proveniente da un monastero dove compare la formula “Tetragramatum. Alleluia Sator arepo tenet opera rotas”.
E forse chissà, anche il quadrato di Siena fu posto in quel punto proprio come un promemoria, una sorta di “scongiuro su pietra” destinato al passante che, leggendo la scritta, sarebbe stato protetto. La scritta, però, probabilmente fu incisa prima di essere messa nella sua sistemazione attuale, e forse proviene da un edificio più antico e venne riusata. Guardando bene il quadrato, infatti, si nota che non è inciso al centro del blocco, ma molto vicino al bordo superiore, al punto che la “o” di Sator è leggermente tagliata. La sua posizione nel muro, però, sicuramente non è casuale, perché si trova a circa due metri di altezza, non capovolta e perfettamente visibile.
A volte, tuttavia, le parole non erano messe in forma quadrata, ma scritte semplicemente in sequenza o, come in una curiosa variante incisa nell'intonaco di un'abbazia a Sermoneta (LT) con le lettere inserite in una spirale.
Nessun commento:
Posta un commento