
Beppe Severgnini non è un architetto, ma ha scritto pagine secondo me geniali sulle archi oscenità che si vedono in giro. Questo pezzo è tratto dal suo libro La testa degli Italiani.
Uno spettro s’aggira per l’Italia: la villetta color evidenziatore. Giallo acido, arancio catarifrangente, verde chirurgico, blu chimico, azzurro dentifricio, carminio psichedelico: sono i colori sintetici che, da qualche tempo, macchiano il paesaggio. Uno gira l’angolo, si trova davanti un muro abbagliante e pensa: il proprietario ha sbagliato colore! Beh, sì e no. Il colore è stato scelto, e pagato: queste tinte speciali, a base di titanio o nichel, costano il triplo delle tinte normali. La decisione però è avvenuta su un campione di 4 x 4 cm, che ha indotto la signora a squittire «Carino!». Ma l’azzurro dentifricio, esteso sull’intera facciata, diventa inquietante; il carminio psichedelico - versione pop delle antiche case cantoniere - provoca scompensi; l’arancio catarifrangente è adatto solo alle visioni di un ministro ucraino o alle allucinazioni di un calciatore olandese. Ma ormai è fatta: il padrone di casa deve accettare la realtà. Ogni sera, rientrando, vede il suo evidenziatore immobiliare che si staglia in fondo alla via. Il trauma, d’inverno, viene in qualche modo attenuato: il buio precoce copre infatti l’errore cromatico (l’oscurità è sempre misericordiosa con l’urbanistica). Ma adesso, quando la luce estiva s’abbatte impietosa sui muri, è dura. Le rondini sceglieranno altri ripari, il postino si presenterà con gli occhiali da sole: ma il proprietario deve tornare nella sua villetta eversiva, ed espiare ogni giorno la sua pena. [grassetto nostro]
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