martedì 19 maggio 2009

ALESSANDRA MARINO.- La nuova Soprintendente di Bologna

Questo articolo è stato tratto da La Repubblica del 19 maggio.

BOLOGNA - Alessandra Marino è la nuova soprintendente
BRUNELLA TORRESIN - MARTEDÌ, 19 MAGGIO 2009, LA REPUBBLICA – Bologna

La nomina Alessandra Marino è la nuova soprintendente ai Beni Architettonici e del Paesaggio di Bologna (e Modena e Reggio Emilia): giovane architetto, romana di nascita, fiorentina d´adozione, è stata funzionaria della Direzione regionale dei beni culturali e paesaggistici della Toscana fino a che il concorso per dirigenti indetto dal Ministero, superato con un ottimo risultato, le ha aperto la strada per Bologna. Viene a sostituire Sabina Ferrari nel ruolo che l´ex soprintendente ha ricoperto dal 2002, dividendosi tra le sedi di Verona e di Bologna e ritrovandosi al centro di innumerevoli polemiche: dalle autorizzazioni rilasciate per modificare l´ex Sala Borsa ad uso dei privati all´infinita querelle sui dehors, dalle schermaglie con il sindaco Cofferati sul regolamento d´uso di piazza Maggiore agli esposti contro i cantieri del Civis. Alessandra Marino è stata a lungo stretta collaboratrice del direttore regionale per i beni culturali della Toscana Mario Lolli Ghetti, secondo il quale «per Bologna scelta più felice il Ministero non poteva fare». Schiva e riservata, così la descrivono, esperta di restauro, la Marino è docente del Laboratorio di restauro architettonico della facoltà di architettura di Ferrara. E si è già insediata a Palazzo Dall´Armi Marescalchi".


Ad Alessandra Marino i miei migliori auguri: ora Bologna è in ottime mani. Ho avuto la fortuna di averla come relatrice di tesi ed è veramente una persona straordinaria, che mi ha insegnato moltissimo.
In bocca al lupo prof.!

lunedì 18 maggio 2009

Domani: la consegna del timbro

In un certo senso, come nel Medioevo ai cavalieri novelli si faceva l’investitura consegnandoli ufficialmente la spada...


così, per gli architetti, è prevista la consegna del timbro :-)


sabato 16 maggio 2009

La finestra sbagliata (Siena, via Duprè)

Le finte finestre sono la mia vera, grande passione :-)
Questa che vi presento, la prima di una lunga serie, viene da Siena, si trova sulla facciata laterale di un palazzo su Via Duprè ed molto rara perché ha un grossolano (e curioso) errore di prospettiva.
Il tipo di finestra è raro, è un infisso a 4 sportelli, a Siena ne sopravvivono solo una decina, e questo è in assoluto il meglio conservato: probabilmente risale al Settecento.
Guardate lo sportello aperto: il telaio della finestra è raddoppiato, così che lo sportello –piuttosto curiosamente- sembra sia aperto che chiuso contemporaneamente. Anche la piombatura dei vetri è dritta e non in prospettiva, che sicuramente chi dipinse questo trompe l’oeil -probabilmente un semplice imbianchino- non conosceva.

giovedì 14 maggio 2009

La faccina di Michelangelo


Una mia carissima amica, originaria di Fiesole, mi ha fatto vedere il profilo di un uomo con un naso importante e folti capelli ricciuti, schematicamente inciso su una delle pietre della facciata del Palazzo Vecchio a Firenze, sul lato sinistro ad altezza d’uomo.
Pare, ha detto la mia amica, che durante una riunione del popolo di Firenze (o una cerimonia pubblica), Michelangelo, che aveva in mano uno dei suoi strumenti, abbia ingannato la noia disegnando questo profilo.


martedì 12 maggio 2009

Beppe Severgnini 2 - Avete visto i muri?

Ecco un altra citazione di Severgnini, sempre tratta da La testa degli Italiani.
Avete visto i muri? Mattoni a vista. Dovunque. Mattoni a perdita d’occhio. Mattoni simili, per dimensioni e colore. Mattoni sulle chiese e mattoni sulle case, mattoni sui ristoranti e mattoni sugli ingressi. Ma la toscana non era una sinfonia di intonaci, creati con materiali locali, in modo da portare i colori dell’ambiente sui muri? Perché, allora, questo scorticamento? Non lo so, ma ho un sospetto: l’Italia vi piace [Severgnini si rivolge agli stranieri –ndr] color cotto. E’ la riproduzione dei vostri sogni invernali. Noi italiani dobbiamo offrirvela? Forse no, ma lo facciamo.
La nostra volontà di compiacere sta producendo graziosi disastri. Pienza e Montepulciano, Cortona e Casale Marittimo, San Giminiano e Casole d’Elsa: i luoghi più belli sono stati sbucciati con solerzia. In Umbria cercano di tenere il passo (Spoleto, Città della Pieve, persino Assisi). Il risultato è una strana perfezione, un rustico/non rustico che ricorda lo stile neo-Tudor in Gran Bretagna (là tronchi, qui mattoni). Ma quello inglese, almeno, è un revival. Il nostro è un falso.
La pratica dello scorticamento non è nuova. Risale all’Ottocento e al mito dello storicismo. Tutti i monumenti, prima d’allora, si presentavano intonacati e dipinti: perfino le pietre e i marmi venivano tinteggiati. Anche le architetture romaniche erano ricoperte di un sottile intonaco e poi dipinte a imitazione dei mattoni. Gli antichi infatti non sopportavano ciò che ci attira. Le differenze di colori e finiture nei materiali a vista.
Perché allora togliere la protezione dell’intonaco dai muri? E’ come se noi andassimo in giro in costume da bagno d’inverno. Quando vedete il solito archetto di mattoni che galleggia come un sughero soprauna facciata intonacata, sappiate che è passato lo Scorticatore Gentile. Quando entrate nell’agriturismo coi mattoncini gialli (sembra edilizia popolare a Watford: gli inglesi si troveranno a casa), salutate l’Apprendista Scorticatore. Quando v’imbattete nella Pieve Desnuda, pensate: l’architetto che l’ha conciata così si comporta come il cuoco italiano che a New York mette nel menù le Fettuccine Alfredo. In Italia non le chiede nessuno. Ma gli americani le pretendono, e guai a non dargliele.
Spiegazioni del fenomeno? Ragioni psicologiche (curiosità: vediamo cosa c’è sotto), psicoanalitiche (l’intonaco come il vestito della persona amata), economiche (scorticare vuol dire lavorare, e lavorare significa guadagnare). Però insisto: troppo spesso accettiamo di adeguare l’immagine dell’Itali alle fantasie degli ospiti. Offriamo un’immensa Toscana mentale, che comincia al Tarvisio e finisce a Trapani. Ormai siamo i maggiori produttori mondiali di sensazioni. Forse dovremmo brevettarle e venderle: potremmo rimettere in sesto la bilancia commerciale.

Beppe Severgnini 1 – La villetta color evidenziatore


Beppe Severgnini non è un architetto, ma ha scritto pagine secondo me geniali sulle archi oscenità che si vedono in giro. Questo pezzo è tratto dal suo libro La testa degli Italiani.


Uno spettro s’aggira per l’Italia: la villetta color evidenziatore. Giallo acido, arancio catarifrangente, verde chirurgico, blu chimico, azzurro dentifricio, carminio psichedelico: sono i colori sintetici che, da qualche tempo, macchiano il paesaggio. Uno gira l’angolo, si trova davanti un muro abbagliante e pensa: il proprietario ha sbagliato colore! Beh, sì e no. Il colore è stato scelto, e pagato: queste tinte speciali, a base di titanio o nichel, costano il triplo delle tinte normali. La decisione però è avvenuta su un campione di 4 x 4 cm, che ha indotto la signora a squittire «Carino!». Ma l’azzurro dentifricio, esteso sull’intera facciata, diventa inquietante; il carminio psichedelico - versione pop delle antiche case cantoniere - provoca scompensi; l’arancio catarifrangente è adatto solo alle visioni di un ministro ucraino o alle allucinazioni di un calciatore olandese. Ma ormai è fatta: il padrone di casa deve accettare la realtà. Ogni sera, rientrando, vede il suo evidenziatore immobiliare che si staglia in fondo alla via. Il trauma, d’inverno, viene in qualche modo attenuato: il buio precoce copre infatti l’errore cromatico (l’oscurità è sempre misericordiosa con l’urbanistica). Ma adesso, quando la luce estiva s’abbatte impietosa sui muri, è dura. Le rondini sceglieranno altri ripari, il postino si presenterà con gli occhiali da sole: ma il proprietario deve tornare nella sua villetta eversiva, ed espiare ogni giorno la sua pena. [grassetto nostro]

domenica 10 maggio 2009

Saverio Muratori

Ho dovuto compiere notevolissima fatica per togliermi di dosso i luoghi comuni acquisiti come figlio del giovanile velleitarismo moderno; ho impiegato tutta l'esperienza dai venti ai quarant'anni per individuare i problemi non risolti della cultura attuale; dai quarant'anni in poi, con lo studio del tessuto urbano di Venezia e di Roma, sono giunto a comprendere le leggi della tipicità delle forme urbane e della ciclicità del mondo della città, come di quella dell'uomo, ho impiegato altri dieci anni di lavoro sul quesito del territorio, e infine ho affrontato il problema dell'autocoscienza, cioè dell'avventura della civiltà” [Saverio Muratori]
***
Io sono Muratoriana. Non tanto perché amo le sue architetture che anzi spesso non so apprezzare, ma per via del Muratori-Pensiero.
Anche se io baso una gran parte delle mie concezioni sull’architettura e il mio amore per l’edilizia minore sugli studi di Caniggia e Maffei, so che, senza di lui, quegli studi non ci sarebbero.

Il catalogo degli orrori

Questa è la mia hit parade. No, la musica non c’entra.
Si tratta del mio personalissimo catalogo degli orrori, ovvero di tutto quello che mai avrei voluto vedere e invece, purtroppo, ho visto (e non dimenticato).

5° POSTO
Villetta post-moderna con facciata principale costituita da pseudo frontone greco con tanto di oblò circolare al centro (probabilmente era la finestra del bagno) e manto di copertura in rame. Purtroppo si tratta di un genere molto diffuso nelle nostre periferie.

4° POSTO
La "casa colla varicella" come diceva la mia professoressa di restauro, ovvero quelle "graziose&leggiadre" finestrelle ritagliate nell'intonaco delle umili casette del centro storico (o dei palazzi gentilizi) per mettere in mostra archi di scarico, piattabande, conci di pietra a rinforzo degli spigoli ecc: inutile spiegare che è come ricavare una finestrella nell'intonaco di un condominio anni '70 per mettere in mostra il pilastro in cemento armato.


3° POSTO
Un must nelle pizzerie pseudo rustico-campagnole, sopratutto se poste nella zona industriale della città in edifici assolutamente moderni: il finto solaio/soffitto di legno (se va bene con travi di legno, se va male con travi di plastica). In un caso le "travi" erano fissate al "muro" con evidentissimi tasselli lasciando almeno due dita di spazio fra la testa della pseudotrave e il muro. Quando gli amici mi dicono: hai visto che c'è il soffitto di legno bello eh?, di solito la pizza mi va di traverso.

2° POSTO
Catene (quelle che vendono in ferramenta al metro, giusto per intenderci, e che di solito vengono usate per sbarrare i passi carrai e ormeggiare i pescherecci) al posto delle grondaie. La catena in questione scendeva da una specie di pensilina (?) aggettante in c.a. della larghezza di circa un metro. La casa era una seconda casa al mare in quel di Grosseto, in stile piuttosto razionalista stile Casa sulla Cascata versione economica. Purtroppo non son riuscita a vedere le catene-grondaie all'opera perché non pioveva, ma la domanda esistenziale è rimasta: li ci abita il discendente di un boia della Bastiglia che ha riciclato gli attrezzi del suo antenato, o il cugino rottamaio gli ha fatto un regalo?

1° POSTO
Edificio postmoderno con facciata strutturale in vetro fumé e sopra ogni "finestra" (cioè una specchiatura di vetro si e due no, a scacchiera) una specie di piccolo timpano pseudodorico in materiale non meglio identificato. Rabbrividisco al solo ricordo.

Insomma, se le nostre case potessero parlare, come diceva una pubblicità qualche anno fa…

sabato 9 maggio 2009

Stiamo lavorando per voi...


Avviso ai naviganti: la grafica del blog non è ancora completa, stiamo lavorando per voi.

Per i prossimi giorni sono previste novità.


Ciao a tutti

Ciao a tutti: mi chiamo Elena e sono architetto.
Ma non pensate al "vero" architetto creativo che veste di nero, passa le notti a disegnare e fa i render con Rhinoceros.
No, il mio amore è il restauro, i vecchi muri, gli intonaci a calce un poco sbiaditi e scrostati.
Amo l'architettura minore, il genio delle cattedrali gotiche, le case impilate una sull'altra di Siena ed Assisi, le strette strade pavimentate di pietra.
Amo i trompe l'oil di porte e finestre, le finte tappezzerie medievali, i solai con le travi di legno, le facciate affrescate, le grate di ferro battuto.
Non amo il postmoderno, le villette a schiera in periferia, le case dai violenti colori improbabili.
Di tutte questo vi voglio parlare, per questo ho creato il mio blog: perchè questo immenso patrimonio, di cui i muri di ogni città conservano tracce, a cercare e guardare, sbiadisce e va perso ogni anno che passa, e va perso per sempre.